Call center: al via lo sciopero nazionale. In Campania a rischio migliaia di posti di lavoro

Pubblicato il 13 luglio 2026 alle ore 11:00

Dal 13 al 27 luglio le lavoratrici e i lavoratori del settore CRM BPO (Customer Relationship Management e Business Process Outsourcing) incroceranno le braccia per chiedere maggiori tutele occupazionali e il rispetto dei diritti contrattuali.

La mobilitazione, proclamata a livello nazionale da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, arriva in un momento particolarmente delicato per il comparto, tra il mancato rispetto delle clausole sociali nei cambi di appalto e le crescenti preoccupazioni legate all'impatto dell'intelligenza artificiale sull'occupazione.

La Campania, con circa 18.000 addetti e il 23% delle sedi italiane di contact center, rappresenta uno dei territori maggiormente coinvolti. La sola provincia di Napoli concentra 329 sedi aziendali, confermando il ruolo strategico del settore per l'economia e il mercato del lavoro regionale.

Al centro della vertenza c'è la gestione della commessa del call center di Acqua Bene Comune, dove, secondo le organizzazioni sindacali, non sarebbe stata rispettata la clausola sociale, mettendo a rischio la continuità lavorativa e i diritti acquisiti di decine di dipendenti.

«Le clausole sociali non sono negoziabili: rappresentano una garanzia fondamentale per la dignità del lavoro», sottolinea Giulia Guida, segretaria generale Slc Cgil Napoli e Campania, che chiede l'immediata apertura di un tavolo di crisi con le istituzioni regionali e locali.

Per Nicola Ricci, segretario generale Cgil Napoli e Campania, e Giulia Guida, la vertenza assume un significato ancora più ampio: oltre alla tutela dei posti di lavoro, è necessario governare la transizione digitale affinché l'intelligenza artificiale non diventi un fattore di precarizzazione, ma uno strumento di innovazione accompagnato da formazione, riqualificazione professionale e adeguate garanzie occupazionali.

L'obiettivo della mobilitazione è chiaro: difendere il lavoro, garantire il rispetto delle regole nei cambi di appalto e costruire una transizione tecnologica che non lasci indietro migliaia di lavoratrici e lavoratori.

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