Oggi, presso l'Aula Consiliare della Comunità Montana "Gelbison e Cervati" di Vallo della Lucania, si è svolta l'iniziativa pubblica "Aree interne del Cilento. Tra spopolamento e rigenerazione: idee e prospettive", promossa dallo SPI CGIL Salerno e dallo SPI CGIL Campania-Napoli. Un momento di confronto che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, amministratori locali, organizzazioni sindacali e realtà del territorio per affrontare una delle sfide più decisive per il futuro del Cilento e delle aree interne del Mezzogiorno.
Al centro del dibattito la necessità di trasformare il tema dello spopolamento da semplice emergenza demografica a questione di giustizia sociale e di diritti. Perché lo svuotamento progressivo dei piccoli comuni non è un fenomeno inevitabile, ma il risultato di anni di riduzione dei servizi essenziali, di carenza di opportunità lavorative e di politiche spesso incapaci di valorizzare le potenzialità di questi territori.
Le aree interne del Cilento continuano a rappresentare un patrimonio straordinario dal punto di vista ambientale, culturale e umano. Tuttavia, chi sceglie di vivere, lavorare e costruire qui il proprio futuro deve poter contare sulle stesse opportunità garantite ai cittadini delle aree urbane. Il diritto alla salute, all'istruzione, alla mobilità e all'accesso ai servizi pubblici non può dipendere dal luogo in cui si vive.
Contrastare lo spopolamento significa innanzitutto creare lavoro stabile e di qualità, capace di offrire ai giovani una prospettiva concreta senza costringerli a lasciare la propria terra. Significa rafforzare la sanità territoriale, garantendo presidi efficienti e servizi di prossimità, investire in infrastrutture materiali e digitali, migliorare il sistema dei trasporti e sostenere le imprese locali che rappresentano il motore dell'economia del territorio.
Ma rigenerare le aree interne significa anche riconoscere il valore delle comunità che ogni giorno mantengono vivo il Cilento. Sono cittadini, lavoratori, pensionati, amministratori e associazioni che continuano a custodire tradizioni, relazioni sociali e identità collettive, spesso affrontando difficoltà crescenti legate all'isolamento e alla progressiva riduzione dei servizi.
Nel corso dell'incontro è emersa con forza la consapevolezza che non bastano interventi episodici o misure straordinarie. Occorre una strategia di lungo periodo, costruita attraverso investimenti strutturali e politiche pubbliche coraggiose, capaci di mettere al centro le persone e non soltanto i numeri. La rigenerazione delle aree interne deve diventare una priorità nazionale, perché riguarda la tenuta sociale, economica e democratica di interi territori.
Difendere il Cilento significa difendere il diritto di ogni cittadino a vivere con dignità nella propria comunità, senza essere costretto a scegliere tra restare e rinunciare a servizi essenziali o partire per cercare altrove opportunità migliori. Significa costruire un modello di sviluppo sostenibile che valorizzi le risorse locali, favorisca l'innovazione e rafforzi la coesione sociale.
Le radici sono la nostra forza, ma da sole non bastano. Senza investimenti, programmazione e una visione politica capace di guardare al lungo periodo, il rischio è quello di assistere al progressivo impoverimento di territori che rappresentano una parte fondamentale dell'identità del nostro Paese.
L'incontro di oggi ha rilanciato un messaggio chiaro: le aree interne non chiedono assistenza, chiedono opportunità. Chiedono il diritto ad avere un futuro. Un futuro fondato sul lavoro, sui servizi, sulla partecipazione e sulla dignità delle persone. Perché solo così sarà possibile costruire comunità più forti, territori più vivi e uno sviluppo davvero equo e condiviso.
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