“Il mercato si sta sostituendo alla democrazia”: l'allarme di Landini a Livorno per i 125 anni della Fiom

Pubblicato il 16 giugno 2026 alle ore 17:46

La difesa dei diritti del lavoro, la democrazia, la pace e la solidarietà internazionale sono stati i temi al centro dell'intervento del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, durante le celebrazioni per il 125° anniversario della Fiom Cgil nell'ambito dell'iniziativa “La storia al lavoro” svoltasi a Livorno.

Landini ha aperto il suo intervento richiamando la situazione in Palestina e il ruolo del movimento sindacale nella difesa dei diritti universali.

«È importante esprimere il massimo di vicinanza e di solidarietà al popolo palestinese», ha affermato, sottolineando però come la situazione continui a peggiorare e come resti ancora irrisolto il riconoscimento del diritto del popolo palestinese «di esistere, di vivere in libertà, in democrazia e di poter essere riconosciuto come Stato».

Per il leader della Cgil, la guerra rappresenta oggi una delle principali minacce alla democrazia e alla convivenza civile. «Il rischio che vedo è che l'estensione della guerra come nuovo strumento che oggi sostituisce la politica rischia di abituare le persone alla guerra. La guerra divide, non unisce le persone. Non possiamo accettare questa condizione».

Nel ripercorrere la propria esperienza personale, il segretario generale ha ricordato il primo sciopero a cui partecipò da giovane apprendista metalmeccanico nel 1977, trasformando il racconto in una riflessione sul valore del lavoro e sulla funzione sociale dei lavoratori.

«È il lavoro delle persone che dà forma e sostanza alle cose», ha detto. «La materia prima di per sé non è niente se non c'è qualcuno che la trasforma attraverso il suo lavoro. Questa è la vera forza del lavoro: attraverso la sua intelligenza e il suo saper fare è in grado di produrre valore e ricchezza».

Landini ha quindi rivendicato con orgoglio la propria identità di metalmeccanico, spiegando che sentirsi parte di quella storia non significa chiudersi in una dimensione corporativa, ma avere una visione generale dei diritti del lavoro.

«Sentirsi metalmeccanico ha sempre significato pensare che chi lavora è colui che produce la ricchezza e che, in quanto tale, ha la capacità di pensare ai diritti che tutte le persone che lavorano devono avere. Questo significa essere confederali».

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema della democrazia sindacale e della partecipazione dei lavoratori alle decisioni.

«Non ci può essere nessuno al posto delle lavoratrici e dei lavoratori che prende una decisione sulla validità di un atto sindacale», ha affermato. «Devi mettere sempre le persone che vuoi rappresentare nella condizione di poter decidere. Davvero praticare la democrazia significa questo».

Nella parte conclusiva dell'intervento, Landini ha allargato lo sguardo allo scenario internazionale, denunciando la crescente centralità del mercato, della competizione e della logica della guerra.

«Oggi il mercato, il profitto e l'idea della competizione stanno mettendo in discussione la democrazia e l'esistenza stessa dei sindacati e della contrattazione collettiva», ha sostenuto. «Quando la guerra e la violenza sostituiscono la politica, siamo di fronte a un modello in cui il mercato e il profitto si stanno sostituendo alla democrazia».

Il segretario generale della Cgil ha indicato nella centralità del lavoro, nella giustizia sociale e nella pace gli strumenti per contrastare questa deriva.

«Rimettere al centro il lavoro, il valore del lavoro, più salario, meno precarietà e più giustizia sociale significa sconfiggere questa cultura e contrapporsi a questo modello».

Infine, rivolgendosi alla Fiom e all'intera organizzazione sindacale nel momento delle celebrazioni per i 125 anni della categoria e i prossimi 120 anni della Confederazione, Landini ha invitato a guardare al futuro più che alla nostalgia del passato.

«La discussione non è cosa avrebbero fatto i dirigenti che ci hanno preceduto. Il problema che abbiamo è cosa facciamo oggi noi che abbiamo questa responsabilità».

Un messaggio conclusivo che ha richiamato i valori fondanti del sindacato: «La pratica democratica, l'allargamento della rappresentanza e la costruzione di una cultura fondata sulla pace, sulla giustizia sociale, sulla libertà e sulla solidarietà delle persone sono la base senza la quale non abbiamo un futuro».

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