I dati diffusi dall'ISTAT relativi al mercato del lavoro nel mese di maggio 2026 restituiscono un quadro che merita attenzione. Se da un lato il confronto con lo scorso anno evidenzia un incremento complessivo degli occupati, dall'altro l'andamento mensile segnala una frenata dell'occupazione accompagnata da un aumento dell'inattività, elementi che confermano la fragilità del mercato del lavoro italiano.
Nel mese di maggio gli occupati diminuiscono di 22 mila unità (-0,1%), con una contrazione che interessa uomini e donne, i lavoratori a termine e quasi tutte le fasce d'età, ad eccezione degli over 50. Il tasso di occupazione scende così al 63%.
Parallelamente si registra una riduzione del numero delle persone in cerca di lavoro (-22 mila), che porta il tasso di disoccupazione al 5%. Un dato che, tuttavia, non può essere interpretato esclusivamente come un segnale positivo, poiché cresce contemporaneamente il numero degli inattivi: sono 59 mila in più rispetto al mese precedente, con un tasso di inattività che sale al 33,6%.
Il dato più significativo riguarda proprio questo aumento delle persone che escono dal mercato del lavoro, rinunciando a cercare un'occupazione. Un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema occupazionale italiano e che colpisce trasversalmente diverse categorie della popolazione.
Sul piano annuale il bilancio appare migliore: rispetto a maggio 2025 gli occupati aumentano di 228 mila unità (+0,9%). La crescita è sostenuta dall'incremento dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato (+275 mila) e degli autonomi (+198 mila), mentre continuano a diminuire i contratti a termine (-244 mila), segnale di una parziale ricomposizione della qualità dell'occupazione.
Resta tuttavia evidente come i dati mensili richiedano prudenza. La crescita occupazionale non è ancora sufficiente a contrastare l'aumento dell'inattività e le persistenti difficoltà di accesso al lavoro, soprattutto per alcune fasce della popolazione.
Per la CGIL è indispensabile rafforzare gli investimenti nelle politiche industriali, nei servizi pubblici per l'impiego e nella formazione, promuovendo occupazione stabile, sicura e di qualità. Solo attraverso un modello di sviluppo che valorizzi il lavoro e contrasti la precarietà sarà possibile consolidare la crescita occupazionale e ridurre le disuguaglianze che continuano a caratterizzare il mercato del lavoro italiano.
CGIL Bellizzi
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