Come CGIL Bellizzi riteniamo che il quadro macroeconomico della Campania nel 2025 presenti alcuni segnali positivi, ma anche criticità che non possono essere ignorate. La crescita dell'economia regionale, pari allo 0,9%, si è mantenuta in linea con quella dell'anno precedente e superiore alla media nazionale e del Mezzogiorno. Un risultato favorito soprattutto dalla ripresa dei servizi, da un lieve miglioramento del comparto industriale e dalla crescita del settore delle costruzioni.
Osserviamo che le imprese campane hanno mostrato segnali di ripresa dopo le difficoltà dello scorso anno. Il saldo tra le aziende che hanno aumentato il fatturato e quelle che lo hanno ridotto è tornato positivo. Il settore agroalimentare ha registrato risultati incoraggianti, mentre continua a destare forte preoccupazione il comparto dell'automotive, che risente della contrazione della domanda sia interna che internazionale e del conseguente calo della produzione negli stabilimenti campani.
Anche il settore dei servizi ha evidenziato una crescita significativa del fatturato, sostenuta soprattutto dall'incremento del turismo internazionale, che ha favorito il traffico aeroportuale e portuale. Le costruzioni hanno continuato a beneficiare degli investimenti legati al PNRR e delle opere pubbliche finanziate dagli enti locali.
Rileviamo inoltre un aumento degli investimenti da parte delle imprese, sebbene non in maniera uniforme tra tutti i comparti. Le prospettive per il 2026 indicano una sostanziale stabilità della spesa per investimenti, segnale di una fiducia ancora prudente.
Le esportazioni sono tornate a crescere grazie soprattutto ai settori farmaceutico, aeronautico e metallurgico. Rimane invece in forte difficoltà l'automotive, che continua a perdere quote di mercato, in particolare negli Stati Uniti, mentre il comparto agroalimentare mostra segnali di stabilizzazione.
Pur in presenza di una crescita moderata, la maggior parte delle imprese continua a chiudere i bilanci in equilibrio o in utile e dispone ancora di una buona liquidità.
Sul fronte del lavoro registriamo un aumento dell'occupazione superiore sia alla media nazionale sia a quella del Mezzogiorno. La crescita ha interessato soprattutto i servizi e l'industria ed è stata trainata prevalentemente da nuovi contratti a tempo indeterminato. Sono aumentate anche le ore lavorate e l'occupazione a tempo pieno, ma continua a pesare il fenomeno del part-time involontario, che rappresenta ancora una delle principali forme di precarietà.
Il tasso di occupazione e quello di partecipazione al mercato del lavoro sono migliorati, ma restano ancora significativamente inferiori ai livelli nazionali. La disoccupazione è diminuita, mentre è cresciuto il ricorso agli ammortizzatori sociali, in particolare alla Cassa Integrazione Straordinaria, soprattutto nei settori dei trasporti e del commercio. Un dato che conferma come molte realtà produttive continuino a vivere situazioni di difficoltà.
Per quanto riguarda le famiglie, prendiamo atto che il reddito disponibile è aumentato grazie alla crescita dell'occupazione e delle retribuzioni, consentendo un lieve recupero del potere d'acquisto. Tuttavia, questo miglioramento non cancella le profonde disuguaglianze presenti nella nostra regione. Le retribuzioni reali dei lavoratori campani restano inferiori alla media nazionale e una parte consistente delle famiglie continua a vivere condizioni di fragilità economica. È significativo che circa un decimo della popolazione benefici dell'Assegno di Inclusione e che il ricorso al Supporto per la Formazione e il Lavoro sia molto superiore alla media italiana. Questi dati dimostrano che la povertà e il disagio sociale restano fenomeni strutturali.
Anche sul piano del benessere complessivo la Campania continua a registrare indicatori inferiori rispetto al resto del Paese, nonostante alcuni segnali di miglioramento.
Nel settore del credito registriamo una ripresa dei finanziamenti destinati a famiglie e imprese. Sono aumentati i mutui per l'acquisto della casa e il credito al consumo, mentre i tassi di interesse hanno iniziato a diminuire rispetto ai livelli degli anni precedenti. Permangono tuttavia difficoltà di accesso al credito per le piccole imprese e per il settore delle costruzioni.
Per quanto riguarda la finanza pubblica locale, riconosciamo l'importanza degli investimenti sostenuti dal PNRR e dalle politiche di coesione, che hanno favorito interventi nell'edilizia scolastica, nell'edilizia residenziale e nelle infrastrutture idriche. Tuttavia, continuiamo a registrare una diffusione degli squilibri finanziari nei Comuni campani superiore alla media nazionale, elemento che rischia di compromettere la qualità dei servizi ai cittadini.
Infine, pur apprezzando i progressi compiuti nella digitalizzazione della pubblica amministrazione, riteniamo che permangano ritardi significativi rispetto al resto del Paese, soprattutto sul piano delle competenze digitali del personale.
Come CGIL Bellizzi riteniamo che questi dati descrivano una Campania che cresce, ma non ancora in modo equo e strutturale. L'aumento dell'occupazione e degli investimenti rappresenta un segnale positivo, ma non basta. Restano aperte le questioni dei salari, della qualità del lavoro, della precarietà, delle disuguaglianze sociali e territoriali e della tutela dei settori industriali strategici. Per questo continueremo a chiedere politiche industriali efficaci, investimenti pubblici, contrattazione di qualità, sicurezza nei luoghi di lavoro e un modello di sviluppo capace di coniugare crescita economica, diritti e giustizia sociale.
CGIL Bellizzi
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