Stipendi bassi, precarietà e lavori discontinui generano assegni poveri. Ghiglione, Cgil: valorizzare il lavoro. Nuova puntata della campagna di informazione
Da anni il dibattito sulle pensioni viene raccontato come una questione esclusivamente anagrafica: età pensionabile, quote, finestre, requisiti contributivi. Eppure il vero problema del sistema previdenziale italiano non nasce nelle pensioni. Nasce molto prima: nei salari bassi, nella precarietà, nella discontinuità lavorativa e nella debolezza strutturale del mercato del lavoro. È questo il tema di cui ci occupiamo in questa seconda puntata del nostro approfondimento sulle pensioni e sull’importanza della previdenza complementare.
"Da troppo tempo il confronto pubblico sulle pensioni si concentra esclusivamente su quando si esce dal lavoro, mentre si parla troppo poco di come si lavora e di quanto si guadagna durante la vita lavorativa. Ma in un sistema contributivo il livello delle pensioni future si determina molto prima del pensionamento: si determina nelle buste paga", osserva Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil.
Una riforma necessaria: quella del lavoro
Se si vuole davvero garantire pensioni dignitose alle future generazioni, la prima riforma da fare non riguarda l'età pensionabile. Riguarda il lavoro. L'Italia è oggi l'unico grande Paese europeo nel quale i salari reali risultano inferiori rispetto a quelli di oltre vent'anni fa. L'Istat certifica che, nonostante i recenti rinnovi contrattuali, le retribuzioni reali a settembre 2025 risultano ancora inferiori dell'8,8% rispetto ai livelli del gennaio 2021. In altre parole, milioni di lavoratrici e lavoratori continuano a essere più poveri rispetto a prima della grande fiammata inflazionistica.
Da: Collettiva.it
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