Acciaierie di Salerno, cresce la protesta dei lavoratori ex Ilva: sciopero e presidio per chiedere certezze sul futuro dello stabilimento

Pubblicato il 21 luglio 2026 alle ore 16:44

Si fa sempre più delicata la situazione dello stabilimento Adi Tubiforma dell'area industriale di Salerno, ex Ilva, dove i lavoratori sono tornati a manifestare per denunciare l'assenza di prospettive industriali e occupazionali. La mobilitazione, promossa dalle rappresentanze sindacali FIM CISL e FIOM CGIL, si è concretizzata in uno sciopero di otto ore accompagnato da un presidio permanente davanti ai cancelli dell'impianto.

Alla base della protesta vi è un clima di forte incertezza che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, si protrae ormai da diversi mesi senza che siano arrivati segnali concreti da parte dell'azienda. I sindacati denunciano infatti la mancanza di un confronto sulle questioni considerate prioritarie per il futuro del sito produttivo, alimentando le preoccupazioni dei dipendenti e delle loro famiglie.

Licenziamenti e mancato dialogo con l'azienda

Tra le principali criticità segnalate dalle organizzazioni sindacali figurano i licenziamenti di due dipendenti ritenuti strategici per il funzionamento dello stabilimento. Una decisione che ha suscitato forte preoccupazione tra i lavoratori, anche per le possibili ripercussioni sull'organizzazione produttiva.

La Rappresentanza Sindacale Unitaria (RSU) afferma di aver richiesto un incontro con la direzione aziendale per discutere una possibile riorganizzazione interna e ottenere chiarimenti sul piano industriale, senza però ricevere alcun riscontro. L'assenza di un tavolo di confronto viene considerata uno degli aspetti più critici della vertenza, in un momento in cui il futuro dello stabilimento appare sempre più incerto.

Impianti fermi e produzione ancora bloccata

Ulteriori timori riguardano le condizioni degli impianti produttivi. Secondo quanto riferito dalle sigle sindacali, la società incaricata degli interventi di adeguamento dei camini dell'impianto di aspirazione avrebbe sospeso i lavori, una circostanza che impedirebbe il pieno utilizzo delle linee produttive.

Se tale situazione dovesse protrarsi, tre delle quattro linee presenti nello stabilimento continuerebbero a rimanere inattive, rendendo estremamente difficile ipotizzare una ripartenza della produzione nel breve periodo.

La produzione, infatti, risulta completamente ferma dal 24 novembre 2025 e, a oggi, non sarebbero stati comunicati programmi concreti per la riattivazione delle attività industriali. Un blocco che pesa non solo sui lavoratori, ma anche sull'intero comparto produttivo locale.

Preoccupa l'ipotesi della cessione delle materie prime

A rendere ancora più complesso il quadro è anche la possibilità della cessione dei coil, delle bobine di lamiera e dei nastri destinati alla lavorazione. Si tratta di materiali fondamentali per l'attività dello stabilimento e la loro eventuale alienazione viene interpretata dai rappresentanti sindacali come un possibile segnale di progressivo disimpegno industriale sul sito di Salerno.

Un'eventualità che, qualora trovasse conferma, rischierebbe di compromettere ulteriormente le possibilità di una ripresa produttiva e di alimentare le preoccupazioni dei dipendenti.

I lavoratori chiedono risposte sul futuro dello stabilimento

Attualmente sono 42 i lavoratori impiegati nello stabilimento salernitano, tutti in attesa di conoscere quale sarà il destino dell'impianto e delle rispettive posizioni lavorative.

Le organizzazioni sindacali chiedono l'apertura immediata di un confronto con l'azienda per ottenere chiarimenti sul piano industriale, sui tempi di riavvio della produzione e sulle garanzie occupazionali. L'obiettivo dichiarato è quello di salvaguardare il sito produttivo e preservare i livelli occupazionali, evitando un ulteriore depauperamento del tessuto industriale del territorio.

Nel frattempo, FIM CISL e FIOM CGIL avvertono che, in assenza di risposte concrete, la mobilitazione potrebbe proseguire con nuove iniziative di protesta e ulteriori azioni sindacali nei prossimi giorni.

La vertenza delle ex Acciaierie di Salerno rappresenta infatti una questione che va oltre il singolo stabilimento: riguarda il futuro di decine di famiglie, dell'occupazione locale e di uno dei principali poli industriali della provincia, in un contesto economico già segnato da profonde trasformazioni del settore siderurgico nazionale.

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